giornaleconfidenziale

Quotidiano italiano

ESTERI

Coronavirus, famiglia italiana bloccata da due mesi in Colombia per un’adozione


Siamo venuti qui in Colombia per adottare Emmanuel, il nostro piccolo ‘terremoto’. Ma siamo bloccati da oltre due mesi. Abbiamo tutti i documenti, ma non riusciamo a tornare a casa. Elisa Ferrari risponde al telefono dall’appartamento a Bogot dove sta vivendo queste settimane col marito Davide Morlini, la figlia Maya che ha compiuto 5 anni in questi giorni e il piccolo Emmanuel di due e mezzo appena entrato in famiglia. Cerchiamo di non trasmettere stress ai bambini, ma difficile. Non siamo i soli a essere rimasti bloccati: qui ci sono altre quattro famiglie italiane nella stessa situazione. In tutto siamo dieci adulti e dieci bambini e non riusciamo a trovare un volo che ci riporti in Italia.

Un iter di tre anni

La storia della famiglia Morlini inizia a Formigine, in provincia di Modena. Mi dissero che non potevo avere figli, cos cominciammo a informarci sull’adozione - racconta Elisa - Ma poi rimasi incinta di Maya, un regalo immenso, e mettemmo in pausa la pratica. Poi tre anni fa abbiamo ripreso l’iter e in gennaio abbiamo saputo che Emmanuel ci aspettava qui in Colombia. L’appuntamento con lui era fissato per l’11 marzo e noi abbiamo preso un volo il 4 marzo per Bogot. In quei giorni l’epidemia era ancora all’inizio e nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo. Il piano della famiglia era di rientrare dopo un mese: i biglietti di ritorno gi pagati erano per l’11 aprile. Ma il coronavirus ha scombinato tutti i programmi: Siamo entrati in una sorta di quarantena per due settimane, abbiamo fatto visite mediche e finalmente il 24 marzo a Popayn, nel sud del Paese, abbiamo conosciuto Emmanuel. Il giorno dopo scattato in lockdown in tutta la Colombia e hanno chiuso uffici amministrativi e tribunali spiega Elisa.

I biglietti a prezzi proibitivi

Finalmente, dopo tanti intoppi, l’8 maggio sono arrivati i documenti (passaporto e visto) di Emmanuel. Ma riuscire a partire ora una missione quasi impossibile. In effetti, con i confini chiusi, in Colombia possono arrivare solo voli umanitari e voli commerciali speciali che hanno prezzi esorbitanti. I biglietti vanno da 700 a 1.800 a persona spiega Elisa che lavora nel distretto della ceramica di Sassuolo mentre Davide un operaio agricolo ora in cassa integrazione. Per questa adozione abbiamo risparmiato come formichine - spiega Elisa - e la permanenza a Bogot ci sta gi costando 4/5 mila euro pi del previsto. E comunque questi biglietti non si trovano - aggiunge pap Davide - . Una famiglia di Perugia che era qui come noi per un’adozione, partita sabato scorso con un volo Klm: riuscita a salire solo perch alcuni olandesi hanno rinunciato. Hanno speso 7 mila euro.

Il volo umanitario

Della situazione dei 20 italiani bloccati in Colombia stata informata la Commissione Adozioni Internazionali (Cai). L’ambasciata italiana di Bogot ci sta dando un enorme aiuto. Si stanno prodigando in ogni modo per aiutarci - spiega Davide - ma non sono loro a dover programmare il nostro rientro. L’imput deve arrivare dal governo. La speranza un volo umanitario che potrebbe imbarcare le cinque famiglie e gli altri circa 200 italiani fermi in Colombia. La Germania ne ha organizzati centinaia per rimpatriare i propri cittadini sfruttando i fondi del meccanismo europeo di Protezione Civile. L’Italia solo uno, a febbraio, per riportare a casa i connazionali scesi dalla Diamond Princess in Giappone spiega Davide. Non vediamo l’ora di far conoscere Emmanuel ai nostri cari. Lui vivace e divertente, conquister tutti. Il nonno gi lo chiama ‘il tremendo’ e finora ha potuto vederlo solo con le videochiamate dice Elisa che lo sta gi coccolando con la cucina emiliana: Adora la pasta. Ho fatto anche lo gnocco fritto con gli ingredienti che ho trovato qui e l’ha divorato. Non vedo l’ora di fargli assaggiare quello originale a casa, finalmente tutti e quattro insieme .

12 maggio 2020 (modifica il 12 maggio 2020 | 20:56)

© RIPRODUZIONE RISERVATA