PARIGI La Gioconda l’albero che nasconde la foresta, un totem del patrimonio che non aiuta la nuova creazione, un oggetto alto 79,4 centimetri, largo 54,4 e profondo solo 14 millimetri che fa ombra a centinaia di altri capolavori (anche l’enorme Le Nozze di Cana del Veronese, appeso l accanto, passa inosservato). Provoca bisticci con gli italiani che gridano con riflesso pavloviano ridateci la Gioconda! a ogni screzio diplomatico, ma la sua presenza al Louvre la traccia di una antica grandeur alla cui scomparsa, quando mancano mascherine e tamponi, la Francia dovrebbe finalmente rassegnarsi. Per tutte queste e altre ragioni, dice Stphane Distinguin, venuto il momento: vendiamo la Gioconda. Cediamola per almeno 50 miliardi di euro a qualche principe arabo, o facciamone la garanzia di una nuova moneta virtuale, o mandiamola in tourne nelle Puglie per rilanciare il turismo. Un’idea iconoclasta in senso stretto ma non cos strampalata, e che fa discutere da quando, qualche giorno fa, stata lanciata sulla rivista Usbek & Rica dal fondatore della societ Fabernovel specializzata in consulenze sull’innovazione digitale (molti clienti tra i quali Le Monde, i taxi parigini G7 o Canal Plus).
Signor Distinguin, davvero vuole vendere la Gioconda? Penso che potrebbe essere un buon affare, da un punto di vista economico e anche culturale. A tempi straordinari, risposte inedite. La pandemia e il confinamento autorizzano una nuova audacia. Il settore a pezzi, la famosa eccezione culturale francese rischia di crollare, gli unici ad avere i mezzi per resistere e tentare qualche reazione sono i colossi americani, come Netflix che da qualche giorno propone sulla sua piattaforma anche i film di Truffaut.
E quindi? Vendiamo il gioiello di famiglia. Non certo per fare cassa ma per finanziare il rilancio di un mondo della cultura che altrimenti rischia di non sopravvivere al coronavirus.
Quali reazioni ha raccolto la sua proposta? Le pi varie, dai nostalgici della monarchia che inorridiscono, ai conservatori che scuotono la testa e sottolineano come il patrimonio coincida con l’identit di un popolo, ai progressisti che capiscono la mia voglia di guardare verso il futuro. Poi ho avuto anche amici italiani che mi hanno ripetuto ”La Gioconda nostra”, anche se a differenza di altri tesori presenti nei musei francesi o inglesi la Gioconda non affatto un bottino di guerra n il frutto di un furto: come noto fu acquistata dal re francese Francesco I.
Lei fa l’esempio del Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, messo all’asta a New York nel 2017 e venduto a un miliardario saudita per 450 milioni di dollari. Ma la Gioconda non inestimabile? Non direi, ci sono criteri per azzardare un prezzo. Diciamo come minimo cinquanta miliardi, ovvero cento volte il Salvatori Mundi di Leonardo? Si calcola che due milioni di turisti l’anno vadano al Louvre soprattutto per vedere Monna Lisa. Possiamo stimare quindi che la Gioconda frutti al Louvre e indirettamente all’economia francese (tra merchandising, alberghi e biglietti aerei) grosso modo tre miliardi di euro l’anno. Una base d’asta di 50 miliardi mi pare ragionevole. Sull’opportunit di dare un valore ai gioielli di famiglia in tempi difficili, c’ il precedente di Detroit, la citt che in pieno fallimento nel 2014 chiese a Christie’s di stimare i capolavori del suo museo ottenendo la cifra di 866,9 milioni di dollari.
E chi la comprerebbe? Penso che gli acquirenti non mancherebbero. Jeff Bezos ha speso poco meno per il suo recente divorzio. Oppure si potrebbe pensare a una sua sponsorizzazione, oppure ancora imitare quel che gi si fa nel mondo dell’arte contemporanea per monetizzare le opere di alcuni artisti ricorrendo a token non fungibili e blockchain. La Gioconda a garanzia di una nuova moneta virtuale. Insomma una volta accettato il principio di sfruttare in modo diverso, pi moderno, il valore della Gioconda, si aprono molte prospettive.
Ma a lei la Gioconda proprio non piace? Non particolarmente. La trovo un po’ inquietante, e non mi piace neanche la passione nazionalista che suscita da sempre. Senza voler fare della psicologia a buon mercato, il fatto che il soggetto del quadro sia una donna forse ha qualche peso. Attorno alla Gioconda c’ un’ossessione del possesso. Liberiamocene, e usiamo quei soldi per pensare al futuro della cultura e dell’arte.
12 maggio 2020 (modifica il 12 maggio 2020 | 21:17)
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