Scende il buio su Beirut in lutto e il nero pi scuro della pece. Gi la crisi economica aveva tagliato l’energia elettrica, ridotta a poche ore quotidiane. Ma adesso anche i generatori non funzionano pi. Lo spostamento d’aria ha tagliato i fili elettrici, gettato calcinacci sulle strade bloccando l’arrivo del gasolio, ridotto in frantumi porte e finestre anche a decine di chilometri dall’epicentro. Il governo libanese l’ha dichiarata citt disastrata. Per tanti abitanti come essere tornati ai momenti pi gravi della guerra civile tra il 1975 e 1990. Ma peggio. Molto peggio. In quindici anni di guerra non avevamo mai visto una devastazione tanto massiccia. Cinque minuti di catastrofe hanno superato qualsiasi precedente, pur se gravissimo, dicono all’unisono la dozzina di persone e conoscenti che siamo riusciti a contattare.
A poco pi di 24 ore dalle due tragiche esplosioni di marted pomeriggio tra i capannoni nella zona del porto, ieri in serata Beirut viveva ancora uno stato di profondo shock, greve e diffuso come il leggero strato di polvere che la deflagrazione ha sparso tutto attorno, assieme ad un fastidioso odore di agenti chimici che fanno arrossare gli occhi e irritano i bronchi. Le squadre di soccorso hanno estratto 135 corpi dalle macerie. Si stimano circa 5.000 feriti. Pare che decine e decine di abitanti manchino ancora all’appello. Sono trecentomila gli sfollati. Gli ospedali non ce la fanno. Molti feriti gravi hanno dovuto attendere in strada anche cinque ore prima di essere visitati da un medico. La struttura sanitaria nazionale collassata. Per ora siamo ancora tutti sconvolti. Si contano i danni. Ma presto il Paese intero potrebbe entrare in una situazione prerivoluzionaria di contestazione radicale dell’intera classe politica, ci racconta Michelle Georgiu, commentatore per il quotidiano in lingua franceseL’Orient de Jour.
Il premier Hassan Diab ha proclamato tre giorni di lutto nazionale e due settimane di emergenza rossa. Per agli occhi di tanti paiono misure tardive, patetici tentativi di coprire inefficienze strutturali gravissime. E destano pochi applausi gli arresti di alcuni funzionari che avevano l’incarico di sorvegliare i materiali pericolosi ammassati nella zona del porto. Pare avessero avuto l’ordine di rimuovere le 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio causa della tragedia. Ma nessuno aveva fatto nulla. Come mai? Intanto sui social media crescono le teorie pi disparate. Sebbene la dinamica dei fatti lasci credere si sia trattato di un incidente, la pista dell’attentato resta aperta. Ieri l’ha ribadita tra gli altri il partito Futuro, diretto da Saad Hariri figlio dell’ex premier Rafiq Hariri, assassinato nel febbraio 2005. Privilegiamo l’ipotesi dolosa. Chiediamo chiarezza, rendono noto. Lascia perplessi la coincidenza. Venerd il tribunale internazionale dell’Aja, voluto dall’Onu per investigare la morte di Hariri, avrebbe dovuto rendere finalmente noto il verdetto. Ma ora stato rinviato al 18 agosto. Qualcuno era interessato a distrarre l’opinione pubblica con l’esplosione?, si chiedono negli ambienti che contrastano il partito sciita pro-iraniano dell’Hezbollah e temono il ritorno dell’influenza politica del regime siriano di Assad.
Nel pomeriggio il presidente cristiano Michel Aoun ha effettuato un rapido tour nelle zone disastrate in compagnia del capo di Stato maggiore. Non troviamo le parole per descrivere questa apocalisse. Il cuore di Beirut devastato. Faremo di tutto per investigare ci che accaduto e avverr nel modo pi rapido possibile, ha promesso.
Ci che si sta muovendo in fretta nel frattempo la catena della solidariet internazionale. Unico intoppo, la burocrazia libanese e le misure contro il Coronavirus. La Croce Rossa internazionale e la Farnesina, tra i tanti incontrano difficolt nel far arrivare le squadre di volontari della protezione civile a cui teoricamente richiesto il certificato negativo al Covid e 48 ore di quarantena all’arrivo a Beirut, previo un secondo tampone all’aeroporto. Oggi arriva il presidente francese Macron con due aerei carichi di aiuti umanitari e 55 volontari. Arriveranno anche squadre tedesche, cipriote, britanniche e dal mondo arabo.
5 agosto 2020 (modifica il 5 agosto 2020 | 21:45)
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