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Esplosione a Beirut, Amin Maalouf: «Vedo le macerie della nostra civilità»


in quella citt che sono nato e ho trascorso la mia giovinezza, fino a quando avevo 27 anni. Ho vissuto periodi di pace, progresso. Ma poi ho conosciuto anche la guerra civile.

Beirut. L’ha amata da giovane, capita da giornalista e intellettuale, odiata da esule e poi di nuovo amata come solo chi conosce pu fare. Pochi altri comprendono il Libano e il Medio Oriente come Amin Maalouf. Eppure oggi, a 71 anni, lo scrittore fatica a trovare le parole, come se quella nuvola rossa gli togliesse il fiato anche a chilometri di distanza, nella campagna francese, dove trascorre le vacanze.

Quale stato il primo pensiero quando ha visto la sua Beirut cos ferita?

Ho rivissuto le sensazioni di tanti anni fa. Era il 13 aprile 1975. Era domenica. Ero un giornalista appena tornato dal Vietnam, ma ricordo con terrore quella decina di secondi, appoggiato al muro per proteggermi dagli spari, che causarono oltre venti morti. Non volevo far crescere i miei figli in un posto dove a 14 anni si pu prendere il fucile per ammazzare una persona, quindi me ne sono andato. Era il terrore. Ma non riesco nemmeno ad immaginare cosa deve aver provato chi era a Beirut il 4 agosto.

Ne Gli scali del Levante lei ricorda Beirut come modello di convivenza tra le tante comunit religiose cristiane (maronita, greco-cattolica, greco-ortodossa), musulmane (sunnita, sciita), e quella drusa. Cosa successo a quella luce?

La disintegrazione delle societ pluralistiche ha causato un degrado morale che ora sta colpendo tutte le societ umane e scatena barbarie insospettate sul nostro mondo. un declino iniziato nel 1979, con la fondazione della Repubblica islamica dell’Iran nata sulle rovine di una monarchia ritenuta troppo modernista e occidentalizzata. Ma anche con la decisione degli Stati Uniti di armare i mujaheddin islamisti afghani; poi, l’attacco alla Grande moschea della Mecca, guidato da un commando di militanti islamici sauditi, finito in un bagno di sangue; poi l’entrata in Afghanistan delle truppe sovietiche e il moderno jihadismo. Da allora il Medio Oriente e il mondo tutto ha perso la speranza. Esplosioni come quella dell’altro ieri sono l’angosciante spettacolo della nostra civilt che crolla sotto il peso dei suoi errori.

Davvero possiamo definire il Libano uno stato fallito?

Quando si nasce in un Paese si nutrono dei sogni per questo Paese, si spera che potr modernizzarsi, conoscere un periodo di pace e prosperit. Quando invece si scopre che questo Paese non conoscer questo periodo, non riuscir a realizzare questi sogni, ci prende una grande nostalgia per quel giorno che non arriver mai. Possiamo incolpare la crisi economica, la corruzione e la crisi politica ma questo processo di disfacimento ha origini lontane e ne sono responsabili tanti, non certo solo quella fazione o quell’altra.

Il naufragio delle civilt (La nave di Teseo) Nel 1993, quando in Francia le assegnarono il premio Goncourt lei disse: Forse rischio di passare per un profeta nel deserto ma bisogna continuare ad aver fede nell’uomo. Riesce ad avere fede anche in queste ore?

Non il mondo nel quale avevo sperato, non la societ che la mia generazione aveva immaginato. Eravamo convinti che con un po’ di saggezza, razionalit e umanit saremmo riusciti a vivere in pace gli uni con gli altri, a dispetto di ogni differenza. Non andata cos, e questo mi rattrista molto. Eppure sono sicuro che da qualche parte Beirut e il Libano troveranno la forza per rialzarsi. I giovani non hanno scelta. I giovani lo fanno sempre.

Ne Il naufragio delle civilt ha scritto: Come quei personaggi del film che attraversano strade dove tutti i muri si sgretolano, eppure ne escono indenni, scuotendo la polvere dai loro vestiti, mentre dietro di loro l’intera citt non altro che un cumulo di macerie. Sono le macerie di Beirut?

Gi, ma non pensavo a niente di simile. Ora, quello di cui abbiamo bisogno una grande lucidit per guardare in maniera molto obiettiva alle responsabilit di chi ha permesso tutto ci. E da l ripartire.

5 agosto 2020 (modifica il 5 agosto 2020 | 21:07)

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