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l’ipotesi di una rete esterna- Corriere.it


Tunisia, Italia, Francia. L’indagine sull’attacco di Nizza si muove lungo questo asse, un sentiero sovrapposto al sentiero battuto dal tunisino Brahim Aoussaoui. E ovviamente gli inquirenti sono alla ricerca di possibili complici: una persona di 47 anni stata fermata in citt in quanto ha avuto rapporti con il killer.

Gli inquirenti intanto guardano al paese d’origine del terrorista. Tunisi, con formula anodina, ha confermato l’apertura di un dossier e rivelato che nel 2016 Brahim finito in prigione perch aveva usato un coltello durante una lite. Dunque un precedente nel profilo di un personaggio enigmatico. Che — aggiungono i media — ha partecipato in passato alle manifestazioni di Ansar al Sharia, una fazione pericolosa e inserita dagli Usa nella lista del terrorismo. Tra i suoi dirigenti ci sono stati alcuni qaedisti finiti in indagini italiane. Su Internet apparsa una rivendicazione di una sigla sconosciuta, al Mahdi, un post senza riferimenti che possano confermare l’autenticit.

I familiari di Aoussaoui, invece, intonano una cantilena gi sentita. Nostro figlio era introverso, poco istruito, si arrangiava con piccoli lavori — aggiustava moto e trafficava in carburante —, per un certo periodo ha bevuto alcol e fatto uso di droghe. Un’esistenza sul filo abbandonata negli ultimi due anni, quando ha iniziato a pregare con regolarit. Scelta seguita dalla decisione di emigrare clandestinamente verso Lampedusa. Almeno ci che sostiene la madre, sorpresa quando le ha telefonato per rivelarle che era a Nizza da appena due giorni, quindi attorno al 28. Mi ha detto che dormiva vicino alla chiesa, mi ha anche inviato una foto della basilica — ha aggiunto — Non parlando il francese cercava qualche connazionale che potesse aiutarlo.

Nelle tasche di Brahim Aoussaoui, la polizia francese ha trovato gli indizi di una permanenza sul territorio italiano almeno fino alla scorsa settimana. Solo dopo ha attraversato il confine. Sceso a Bari, il 9 ottobre, dalla nave Rhapsody su cui aveva trascorso la quarantena anti-Covid, l’assassino si sarebbe spostato in Sicilia. Un particolare riferito sempre dai familiari alle autorit locali che hanno trasmesso le notizie in Italia e in Francia. Affermava di trovarsi ad Alcamo, in provincia di Trapani, dove aveva trovato un’occupazione nella raccolta delle olive, e i primi accertamenti avrebbero riscontrato questa versione.

Solo dopo diversi giorni il ventunenne avrebbe risalito la penisola fino alla frontiera con la Francia. Verosimilmente con la decisione gi presa di colpire, forse con l’obiettivo ancora da scegliere. Dalle prime testimonianze raccolte sembra che non avesse mai manifestato pubblicamente il suo radicalismo islamico, tantomeno intenzioni omicide. Tuttavia sar importante l’analisi del telefonino italiano che aveva con s, probabilmente una scheda acquistata a Bari. Forse sono le stesse persone con cui era parlava quando era sulla Rhapsody (presumibilmente con una scheda tunisina), forse altre.

Gli investigatori dell’Antiterrorismo — le Digos di diverse citt con il coordinamento della Polizia di prevenzione — hanno gi rintracciato parte dei tunisini arrivati a Lampedusa il 28 settembre sullo stesso barchino di Brahim, per provare a saperne di pi sul personaggio e sui suoi appoggi. A cominciare da quelli siciliani. L’inchiesta si basa in gran parte sull’individuazione dei contatti dell’assassino, per capire chi sono, se si tratta di semplici amici o di individui con responsabilit maggiori. Indiscrezioni francesi non escludono che il tagliagole possa essere stato pilotato, ma siamo ancora a livello di ipotesi.

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Per questo la Procura di Bari, dove Brahim sbarcato, ha avviato un’inchiesta ipotizzando l’esistenza di un’associazione con finalit di terrorismo internazionale. Anche la Procura di Palermo s’ mossa per indagare sui contatti siciliani. C’ poi un altro fascicolo, sempre a Bari ma senza ipotesi di reato, per verificare perch il clandestino, con un decreto di allontanamento, sia stato lasciato a piede libero (con altri 176 quel giorno) e non trasferito in un Centro per il rimpatrio. Normalmente circa un decimo degli irregolari espulsi finisce in quelle strutture, riservate a soggetti segnalati come pericolosi o sospettati per qualunque motivo. Su Brahim Aoussaoui non risultava nulla, nemmeno nelle comunicazioni tra servizi segreti. Perci stato messo in libert. Accompagnato con un pullman alla stazione, da dove sarebbe subito ripartito per la Sicilia.

30 ottobre 2020 (modifica il 30 ottobre 2020 | 21:41)

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